I menù che ha creato per La Sosta del Cavaliere, nel borgo medievale di Torri vicino a Siena, sono sofisticati ed elaborati e allo stesso tempo diretti e sinceri, perché nascono sempre dalle migliori materie prime accostate alle più moderne tecniche di cottura.
Descrivo la mia cucina come basata sulle materie prime del territorio in cui mi trovo, ma lavorate nel mio modo di pensare — in chiave di piatti d’autore, che mi portano a usare qualsiasi tecnica ritenga necessaria per quella materia prima in quel momento.
Leonardo Fiorenzani

Da dove viene
La passione è nata da bambino, fra le mura di casa. È l’origine, non la destinazione: quello che si mangia oggi a Torri non somiglia a quello che si cucinava in quella casa, e non deve.
Ma il percorso è stato tutt’altro che lineare. Quando Leonardo era molto piccolo i suoi genitori si separarono, e lui andò a vivere dalla nonna paterna, Loriana. Era una donna di casa d’altri tempi, di quelle che iniziavano a cucinare fin dal mattino.
I profumi, gli aromi erano meravigliosi. Mi ha insegnato a cucinare i piatti tradizionali della nostra terra. A pranzo poteva presentarsi una persona, oppure dieci ospiti all’improvviso.
Leonardo Fiorenzani

La disciplina dell’atleta
Dai nove ai ventidue anni si è dedicato all’atletica con concentrazione assoluta: lancio del giavellotto. Tredici anni di gesto ripetuto, misurato al centimetro, in cui la differenza fra un lancio e l’altro sta in dettagli che nessuno spettatore vede.
È la stessa attenzione che oggi porta in cucina, e la ragione per cui un servizio da quindici coperti non è una limitazione ma una scelta: quindici piatti si possono controllare uno per uno.
Dal fienile al fine dining
Nel 2013 rileva il vecchio fienile di un’aia toscana, ai piedi del borgo medievale di Torri. Nel dicembre 2019 conclude la ristrutturazione completa che trasforma l’osteria in un ristorante fine dining. Poi arriva il Covid, e con esso circa diciotto mesi di chiusura.
Oggi è chef Jeunes Restaurateurs d’Europe, Ambasciatore del Gusto e docente all’CESCOT di Siena. L’orto dietro la sala continua a coltivarlo lui.
Tredici anni di giavellottoDal duemilatrediciChef JREQuindici posti
